L’Italia non entrerà in guerra e qualsiasi eventuale decisione sull’uso delle basi statunitensi sul territorio nazionale sarà condivisa con il Parlamento. È il messaggio arrivato giovedì dalla Camera, dove il ministro della Difesa Guido Crosetto e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno riferito sugli sviluppi del conflitto con l’Iran e sulle possibili implicazioni per Roma.
Nel suo intervento, Crosetto ha annunciato di aver disposto l’innalzamento al massimo livello di protezione della difesa aerea e anti-balistica nazionale, in coordinamento con la NATO e con gli alleati, alla luce dei rischi di un allargamento della crisi. “Di fronte a una reazione sconsiderata possiamo aspettarci di tutto”, ha avvertito il ministro, spiegando che il governo sta rivalutando complessivamente la presenza militare italiana nella regione.
Basi Usa e ruolo del Parlamento
Uno dei punti più sensibili del dibattito riguarda il possibile utilizzo delle basi militari statunitensi presenti in Italia per operazioni legate al conflitto. Crosetto ha chiarito che al momento non è arrivata alcuna richiesta da parte di Washington, ma ha anche voluto mettere le mani avanti sul piano politico e istituzionale.
“Qualora dovessero emergere domande di questo tipo, saremmo qui a discuterne. Eventuali decisioni sulla concessione di basi Usa sul territorio italiano per attacchi in Iran saranno condivise con il Parlamento”, ha detto il ministro, sottolineando che “l’Italia non è in guerra” e che l’obiettivo dell’esecutivo è “gestire e mitigare le conseguenze di una crisi che non abbiamo voluto”.
“Operazione fuori dal diritto internazionale”
Durante il dibattito in Aula, Crosetto ha anche riconosciuto che l’operazione militare lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran si colloca fuori dal quadro del diritto internazionale, rispondendo alle critiche sollevate dalle opposizioni.
“Certo che è stata al di fuori delle regole del diritto internazionale”, ha detto il ministro della Difesa nella replica ai parlamentari. Allo stesso tempo ha sottolineato che la guerra “è partita all’insaputa del mondo” e che il compito del governo italiano è ora quello di gestirne le conseguenze e limitarne l’impatto.
Rafforzamento della presenza militare nella regione
Parallelamente, il governo sta rivedendo il dispositivo militare italiano in Medio Oriente. Tra le misure illustrate da Crosetto figurano movimenti di personale militare già presenti nell’area: in Kuwait parte del contingente sarà ridislocato in Arabia Saudita, mentre il personale presente in Bahrein è in fase di ritiro. Anche in Libano la situazione viene monitorata con attenzione, con la possibilità di impiegare assetti navali per eventuali evacuazioni.
Roma sta inoltre valutando l’invio di sistemi di difesa aerea, anti-drone e antimissile a supporto dei partner regionali che ne hanno fatto richiesta. Secondo Crosetto, l’obiettivo è proteggere sia i contingenti militari sia i cittadini italiani presenti nell’area.
Supporto europeo a Cipro
La crisi ha già iniziato a produrre effetti anche sul fronte europeo. Crosetto ha spiegato di aver avviato un coordinamento con diversi partner Ue per valutare un sostegno alla sicurezza di Cipro, dopo gli episodi di tensione che hanno interessato l’area.
Tra le ipotesi allo studio c’è il dispiegamento di assetti europei – italiani, francesi, spagnoli e olandesi – a supporto dell’isola, nel quadro delle norme di autodifesa previste dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite e dalle clausole di solidarietà e difesa dei trattati europei.
Il ministro ha anche scritto all’Alta rappresentante dell’Ue per la politica estera Kaja Kallas proponendo una valutazione strategica comune europea, con l’obiettivo di evitare risposte frammentate da parte dei singoli Stati membri.
Protezione degli italiani nella regione
Nel suo intervento, Tajani ha invece posto l’accento sulla tutela dei cittadini italiani coinvolti indirettamente o direttamente dalla crisi, stimati in circa 100.000 nella regione del Golfo e nelle aree interessate dalle tensioni.
La Farnesina ha attivato una task force che ha già gestito circa 14.000 chiamate e migliaia di email. Finora circa 10.000 italiani sono stati assistiti per lasciare le zone a rischio, anche grazie a voli charter organizzati con il supporto del ministero della Difesa.
Due voli militari con circa 200 cittadini italiani in condizioni di particolare fragilità sono atterrati a Ciampino nella giornata di giovedì, mentre altri voli facilitati sono previsti nei prossimi giorni dai Paesi del Golfo.
La linea diplomatica: de-escalation
Sul piano politico, Tajani ha ribadito che la “stella polare” dell’azione diplomatica italiana resta la de-escalation del conflitto e la prevenzione di un allargamento regionale della guerra.
“L’Iran non può dotarsi di armi nucleari né di sistemi missilistici che rappresentino una minaccia esistenziale per Israele, per la regione e per l’Europa”, ha detto il ministro, sottolineando allo stesso tempo la necessità di mantenere aperti i canali di dialogo con Teheran.
La crisi ha anche importanti implicazioni economiche per l’Italia: nel Mar Rosso transita circa il 40% del commercio marittimo italiano, motivo per cui Roma continuerà a sostenere le missioni navali europee Aspides e Atalanta per la protezione delle rotte commerciali.
Con il conflitto che potrebbe durare “settimane”, secondo la valutazione condivisa con gli alleati, il governo italiano si prepara dunque a gestire una crisi che potrebbe avere ricadute militari, economiche ed energetiche anche sull’Europa.
La linea diplomatica e il ruolo di Meloni
Sul piano politico, Tajani ha ribadito che la “stella polare” dell’azione diplomatica italiana resta la de-escalation e la prevenzione di un allargamento del conflitto.
Nel corso del dibattito, il ministro ha anche risposto alle critiche dell’opposizione sull’assenza di interventi pubblici della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla crisi, sostenendo che la premier interverrà quando lo riterrà opportuno.
“Il presidente del Consiglio parla quando lo ritiene necessario”, ha affermato Tajani, difendendo l’azione dell’esecutivo.
Il ministro ha inoltre ribadito che l’Iran “non può dotarsi di armi nucleari né di sistemi missilistici che rappresentino una minaccia esistenziale per Israele, per la regione e per l’Europa”, sottolineando allo stesso tempo la necessità di mantenere aperti i canali di dialogo con Teheran.
La crisi ha anche importanti implicazioni economiche per l’Italia: nel Mar Rosso transita circa il 40% del commercio marittimo italiano, motivo per cui Roma continuerà a sostenere le missioni navali europee Aspides e Atalanta per la protezione delle rotte commerciali.

